La semina del mattino
1598. «Insegna quello che è conforme alla sana dottrina» (Tit 2,1).
Dal secolo XVIII la lettera indirizzata da Paolo a Tito, insieme con le due a Timoteo, sono dette «pastorali». I destinatari sono due dei suoi più fedeli discepoli, i suoi delegati che rappresentano l’autorità apostolica che si trasmette prima della scomparsa fisica degli Apostoli. Tito era stato lasciato da Paolo nell’isola di Creta per completare l’opera dell’evangelizzazione costituendo presbiteri in ogni città. Nell’organizzazione generale delle prime comunità cristiane ci sarà la distinzione in vescovi e presbiteri con il compito precipuo dell’insegnamento e del governo. Nella Lettera l’Apostolo dà a Tito preziose indicazioni ed ingiunzioni nel tentativo di ostacolare i falsi dottori alcuni dei quali indicati come insubordinati, chiacchieroni ed ingannatori della gente. Verso questi tali occorre agire con fermezza, chiudere loro la bocca perché portano solo scompiglio nelle famiglie insegnando cose che non si devono insegnare, per amore di un guadagno disonesto. Un poeta cretese, Epimenide di Cnosso (VI sec. A.C.) da lui citato, aveva affermato che i «Cretesi sono sempre bugiardi, male bestie, venti pigri». Per questo viene chiesto al suo fedele discepolo, vero figlio nella fede, di insegnare tutto ciò che è secondo la retta dottrina. Le circostanze che si sono presentate nel corso del tempo e della storia, spesso hanno rispecchiato simili situazioni che purtroppo molto spesso si trovano anche nella Chiesa attuale con spregiudicati millantatori di verità non consone alla Verità, orgogliosi ed insubordinati nei confronti del Magistero, applauditi ed opportunisti per il ricavo di un disonesto ed effimero guadagno di labili apprezzamenti, fumosi ed inconcludenti. P. Angelo Sardone