La semina del mattino
1894. «Maledetto chi confida nell’uomo; benedetto chi confida nel Signore» (Ger 17,5.7).
Maledetto, benedetto sono due termini che si oppongono e che esprimono distanza, diversità radicale. Si intersecano, ma anche si possono trasformare con un procedimento legato all’interiorità, ad un cambiamento del modo di essere e di fare. Il testo profetico di Geremia li riporta in riferimento all’uomo, come sentenze di saggezza. La maledizione o la benedizione sono conseguenza del fatto che l’uomo confidi nell’uomo o, al contrario, nel Signore. Nella concezione biblica la maledizione è rivolta all’uomo che pone il suo sostegno nella carne, intesa come fragilità umana, in se stesso o negli altri uomini, con la conseguenza dell’allontanamento da Dio. La sua condizione è simile al tamerisco nella steppa o nel deserto, una pianta quasi senza foglie, prossima a torrenti di poco conto e limitata portata di acqua. Vive in situazioni di aridità e solitudine, senza vita, non vede il bene. Al contrario l’uomo che confida nel Signore e mette in Lui tutta la sua fiducia, è simile ad un albero piantato lungo un corso d’acqua con le radici direzionate verso le sorgenti. Non teme la siccità né il caldo, é sempreverde, non intristisce, porta sempre frutto. Il criterio che fa la distinzione e rende davvero benedetto o maledetto l’uomo é il riferimento a Dio o all’uomo stesso. Non si tratta semplicemente di un dato spirituale ma è espressione del buonsenso e della scelta adeguata che si fa e che mentre preferisce una cosa, si distanzia dall’altra. Nella dimensione religiosa e spirituale, realtà che sono distanti, possono trasformarsi per un agente esterno che é Dio nel caso della benedizione o l’uomo nel caso della maledizione. P. Angelo Sardone