1916. «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo»

La semina del mattino
1916. «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo» (Lv 19,1).

Gli insegnamenti di Dio al suo popolo, scorrono lungo tutto l’arco del cammino dell’Esodo e si specificano con interventi diretti del suo profeta, Mosé. Non si tratta solo di norme giuridiche ed organizzative di un popolo che, guadagnatasi la libertà, è sotto l’egida di Dio e le sue indicazioni, ma anche e soprattutto di norme spirituali che guardano il vero bene ed il suo autentico rapporto con la divinità. La caratteristica di Dio è prima di ogni altro la santità, cioè l’essere staccato da tutto ciò che non è bene, da tutto ciò che porta al bene. Dopo aver donato la Legge con le sue prescrizioni, Dio continua ad ammaestrare il popolo con altre indicazioni di carattere culturale e morale. Il libro del Levitico che le raccoglie, riporta una serie di prescrizioni che fanno riferimento alla santità di Dio, richiamano i dieci comandamenti e li esplicitano sempre meglio. Il primo criterio di appartenenza a Dio, ribadito costantemente lungo l’estenuante cammino di 40 anni, è la santità. È esigita dal fatto che proprio Dio è santo: nell’esperienza vocazionale di Isaia saranno i Serafini, gli ardenti, a proclamarla, lodando Dio «tre volte santo». Alla santità è chiamato il cristiano di ogni tempo, quale risultato della sua adesione a Cristo mediante il Battesimo. Il percorso penitenziale della Quaresima esplicita ciò chiaramente sin dai primi giorni, a significare che questo è l’elemento indispensabile e primordiale per avanzare in un’autentica vita di fede. P. Angelo Sardone